Crisi della presenza


Per Heidegger, e per tutti gli esistenzialisti, l’esistenza è malattia, in quanto l’esserci rappresenta l’oscuramento dell’Essere. Pertanto è la presenza stessa dell’esser(ci) come tale ad essere una condizione patologica del vivere e dello stare al mondo.
Al contrario, per l’etnologo Ernesto de Martino, la presenza si ammala quando corre il rischio dell’apocalisse culturale, esperendo la fine di ogni mondo umano possibile.
Ciò accade negli stati psicotici della malattia mentale, in cui ci si percepisce “agiti da” qualcun altro che non sia il proprio io. Ma anche nella situazione di miseria psicologica in cui è abituata a vivere la gente del Mezzogiorno italiano, condannata, dalla sua stessa storia, alla rassegnazione ad un destino che non si è scelto ma che, in qualche modo, è vissuto come imposto dall’alto o dal di fuori.
La crisi della presenza, che comprende il rischio di non esserci in nessuno dei mondi culturali e storici possibili e altri, per l’etnologia è la condizione patologica propriamente detta, e sfocia negli stati di angoscia esistenziale descritti dagli esistenzialisti.
Essa non coincide con l’esistere, o col vivere la propria vita, senza scegliere né decidersi, quanto piuttosto con il trovarsi ad interpretare l’esistenza di un altro essere umano, che è scisso dal proprio se stesso.

Commenti

Post più popolari