In nome del bene


Ci sono madri ossessive e possessive, che credono di dover proteggere ad ogni costo il benessere dei propri figli, fino ad arrivare a sostituirsi a loro nelle scelte più importanti. Sentendole parlare, sembra che siano animate dal desiderio, legittimo, di “fare la madre” fino in fondo, senza delegare al compito che la natura ha loro affidato. Se non fosse che in nome del bene, si compiono i più atroci misfatti contro la libertà e la dignità umane. Queste madri, sono, spesso, donne spietate, anche senza averne coscienza, e pretendono dai figli un perfezionismo disumano, celandosi sotto un presunto dovere materno. In realtà riescono solo a coartare la loro volontà, impedendo che essi possano compiere scelte responsabili e consapevoli.
Donne che non hanno mai tagliato il cordone ombelicale dalla progenie, e che arrivano a confondere se stesse con l’immagine idealizzata del loro stesso figlio. In questo caso, siamo ai limiti di una patologia, attraversando questo senso del possesso un confine molto pericoloso, oltre il quale davvero ci potrebbe essere bisogno di un aiuto e di un sostegno di tipo psicologico.
Spesso, si tratta di donne ansiose, timorose di sbagliare, che interpretano la maternità come appropriazione, come ingerenza nel territorio del proprio figlio, sconfinando nella indiscrezione, nella supervisione, nella intromissione.
La maggior parte delle volte queste donne sono mamme di figli maschi. Ma spesso capita anche che, queste madri, vogliano essere protagoniste della vita delle loro figlie femmine, confondendosi con loro, ridiventando loro, nell’illusione di riproporre la loro stessa giovinezza, e nello stesso tempo cercando di orientare la vita degli altri, figlie e loro compagni, secondo la propria volontà.
Generalmente si tratta di donne che, sotto un’apparente insicurezza sul loro ruolo di madre, per aver a loro volta vissuto con le madri un rapporto problematico e conflittuale, nascondono un atteggiamento ostile verso i loro stessi figli, desiderando di imporsi ad ogni costo, non accettando alcun confronto dialogico, né riconoscendo la loro personalità ormai adulta. Un tipo di genitore molto pericoloso, per il figlio ma anche per chi gli è vicino, costretto a subire le imposizioni, più o meno celate, e le immancabili interferenze di queste matriarche dell’amore materno.
Essere genitrice è molto difficile. E qualunque scelta può, in fin dei conti, essere criticabile. Ma esistono abusi di potere anche in chi un potere lo gestisce per un’autorità conferita dalla natura. E per educare, bisogna essere autorevoli, non autoritari. Solo in questo modo il genitore, che non deve essere amico del figlio, può rappresentare un valido punto di riferimento, evitando pericolose intromissioni nell’altrui vita.
Le scelte professionali ed affettive sono cosa assolutamente personale, che ciascun essere umano dovrebbe poter gestire in modo privato, con serenità. I consigli sono necessari, ma solo quando non diventano doveri, e non incatenano a doppi legami psicologici il malcapitato.
Ci sono madri che vorrebbero poter scegliere per i propri figli il partner sessuale o la professione da svolgere. E ci sono figli che, disgraziatamente, non fanno altro che rappresentare una fotocopia del genitore più ansioso e possessivo della coppia, che finisce per imporsi.
Ad aggravare questo problema sono, oggi, le coppie separate, che vedono la presenza in famiglia di un solo genitore il quale, spesso, fa di tutto per veder trionfare la propria volontà, anche per un malcelato desiderio strumentale di primeggiare ed emergere sull’altro, la parte più debole, che non vive la quotidianità in famiglia. Succede la stessa cosa nelle famiglie costituite da un solo genitore, vedovo, e dai suoi figli conviventi.
E ciò accade, sovente, quando madri e padri interpretano un ruolo, e di amore per i figli ce n’è assai poco.
Il mio consiglio personale è di tenere alla larga, quanto più possibile, questa tipologia di genitori che generalmente è costituito dalle madri, ma che spesso vede, soprattutto nella contemporaneità, un numero crescente di padri intromettersi, impudentemente, nella vita dei propri figli, controllandola e gestendola.
La soluzione, in questi casi, è andare a vivere altrove, anche in un’altra città, se necessario. La libertà è il bene più prezioso, l’unico che vale la pena di difendere.
Nessuno ha il diritto di dire ad un altro essere umano come deve vivere la sua vita.

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